
La sicurezza
La sicurezza nasce da dentro ognuno dei kiteboarder. Non possiamo pensare di scrivere regole se non siamo i primi a rispettare quelle piccole abitudini che ci vengono insegnate in un corso base, purtroppo solo nelle scuole IKU viene insegnato in Italia il sistema di sicurezza internazionale Kitesurf International Safty System. Con questo sistema fin dall'inizio si impara un comportamento corretto, nell'armare, nel lanciare, nel gestire, nel surfare e come prevenire tutte le situazioni che possono portare a mettere in pericolo se stessi e gli altri.
Si assiste ogni tanto sulle spiagge a manovre azzardate, a partenze pericolosissime. Cerchiamo quindi di iniziare il kitesurf guidati da un istruttore qualificato che conosce una progressione di insegnamento che che non tralascia nessun aspetto della sicurezza. Preoccupiamoci poi di utilizzare sempre i metodi appresi. Chi già ha imparato deve dare l'esempio ai neofiti, in modo che la teoria diventi la pratica di tutti i giorni.
Ricordiamoci che non avremo mai la situazione sotto controllo, perché il vento è presumibile, ma non prevedibile, un leggero cambio di direzione o di intensità in certe fasi di manovra, può essere molto difficile da controllare. Cerchiamo quindi di non far durare più del necessario queste fasi delicate come il lancio e la permanenza a riva. Lanciamo sempre verso l'acqua con un uomo d'ala in acqua e noi stessi già in acqua, in caso di problemi il vento ci porterà verso l'acque e non verso la spiaggia. Non lanciamo mai in una zona con ostacoli, come ormeggi, barche, paletti. Teniamo sempre l'ala in zona neutra e ricordiamoci che il kite a ore 12:00 è in zona di trazione neutra, ma non in zona di lift neutro, in caso di raffica potrebbe portare in alto e di seguito in altre direzioni il pilota. Muniamoci sempre di apposito sgancio di sicurezza che non sia del tipo a perno, si aprono 8 volte su dieci.

Appena alzato il kite quindi tenendolo a ore 14 o a ore 10 indossiamo subito la tavola andiamo verso largo in modo da allontanarci sempre di più dagli ostacoli. Non andiamo a saltare vicino a riva, ma stiamo almeno a 100 metri. Chi vuole vedere vede lo stesso! Non saltiamo mai con ostacoli sotto vento. Non surfiamo con vento da mare a meno di 100 metri da riva. Non usciamo con vento da terra perché potremmo non riuscire a rientrare. Inoltre il vento da terra spesso incrementa. Quando arriviamo in una zona nuova chiediamo a chi è pratico del posto se ci sono pericoli nascosti. E così via il vostro istruttore vi dirà sicuramente tutto quello che va fatto, mettondovi in guardia da queste e altre situazioni pericolose, spiegandovi come affrontarle.

Il montaggio
La preparazione del kitesurf deve essere sempre fatta con cura e attenzione.
Si gonfia con gli accorgimenti di sicurezza insegnati dall'istruttore molto gonfio, ma non abbastanza da scoppiare e poi si gira il kite con il naso in direzione della provenienza del vento e le corna del leading edge in direzione di dove va il vento. Una volta fermato (mai con una tavola ma solo con un sacchetto pieno di sabbia, perché non lo tiene fermo e se si gira lo strappa) svolgiamo le linee. Strecciati i fili se necessario, colleghiamo i cavi centrali al leading edge. Poi ripartiamo dalla barra e seguiamo le linee esterne, collegandole al kite facendole passare all'esterno delle linee centrali. E' il metodo più semplice e vale sia se svolgiamo i cavi dalla parte del naso del kite, sia dalla parte delle corna. In questo caso l'unico accorgimento da utilizzare è di tenere la barra sottosopra. Tutti gli altri sistemi sono più complicati e confondono le persone rischiando di fargli commettere errori fatali.
Per approfondire visiona il DVD "Kitesurfing vol.1"

Preparazione
Board
Prima di preparare il kite prepariamo la tavola, regoliamo il apsso, cioè la distanza fra il centro dei due piedi. La distanza deve essere pari alla larghezza delle spalle, generalmente 1/4 della propria altezza più 7cm. regoliamo poi l'angolazione in modo che i piedi siano in una posizione naturale. Mettiamoci in piedi con i piedi alla distanza trovata prima e pieghiamoci ripetutamente fino a vedere quale angolazione permette di piegare le ginocchia in direzione delle punate dei piedi. Prendiamo l'angolazione con un goniometro e riportiamola sulla tavola. Normalmente siamo intorno ai 15° di inclinazione. Se parliamo di tavole mutant, allora non si può rispettare la fisiologia, mentre su un monodirezionale a tre straps si imposterà un'angolazione delle straps anteriori pari alla somma dei due angoli trovati (30° circa).
Straps
Prima di lanciare il kite mettiamo la tavola in acqua circa cinque minuti sottosopra e facciamo bagnare bene le straps. Poi giriamola e regoliamo con la misura che preferiamo

Kite
Una volta collegato tutto, quando si lancia il kite e si deve regolare la potenza con lo strozzascotte del depower. La regolazione giusta varia in base alla bravura e alla tavola che si usa. E' consigliabile regolare in acqua, dato che il kite va tenuto allo zenit posizione che è contrariamente a quello che insegnano alcuni istruttori improvvisati, la zona più pericolosa dove tenere il kite quando si è sulla spiaggia.
Non usiamo barre di marca diversa da quella del kite, potrebbero avere larghezza non adatta o cavi con proporzioni non adatte fra linee esterne e interne. Il lancio potrebbe risultare letale.
After riding
Alla fine ricordiamoci di ogni volta di stringere le viti della tavola e controllare se abbiamo allungato qualche linea.


La sicurezza
La sicurezza nasce da dentro ognuno dei kiteboarder. Non possiamo pensare di scrivere regole se non siamo i primi a rispettare quelle piccole abitudini che ci vengono insegnate in un corso base, purtroppo solo nelle scuole IKU viene insegnato in Italia il sistema di sicurezza internazionale Kitesurf International Safty System. Con questo sistema fin dall'inizio si impara un comportamento corretto, nell'armare, nel lanciare, nel gestire, nel surfare e come prevenire tutte le situazioni che possono portare a mettere in pericolo se stessi e gli altri.
Si assiste ogni tanto sulle spiagge a manovre azzardate, a partenze pericolosissime. Cerchiamo quindi di iniziare il kitesurf guidati da un istruttore qualificato che conosce una progressione di insegnamento che che non tralascia nessun aspetto della sicurezza. Preoccupiamoci poi di utilizzare sempre i metodi appresi. Chi già ha imparato deve dare l'esempio ai neofiti, in modo che la teoria diventi la pratica di tutti i giorni.
Ricordiamoci che non avremo mai la situazione sotto controllo, perché il vento è presumibile, ma non prevedibile, un leggero cambio di direzione o di intensità in certe fasi di manovra, può essere molto difficile da controllare. Cerchiamo quindi di non far durare più del necessario queste fasi delicate come il lancio e la permanenza a riva. Lanciamo sempre verso l'acqua con un uomo d'ala in acqua e noi stessi già in acqua, in caso di problemi il vento ci porterà verso l'acque e non verso la spiaggia. Non lanciamo mai in una zona con ostacoli, come ormeggi, barche, paletti. Teniamo sempre l'ala in zona neutra e ricordiamoci che il kite a ore 12:00 è in zona di trazione neutra, ma non in zona di lift neutro, in caso di raffica potrebbe portare in alto e di seguito in altre direzioni il pilota. Muniamoci sempre di apposito sgancio di sicurezza che non sia del tipo a perno, si aprono 8 volte su dieci. Appena alzato il kite quindi tenendolo a ore 14 o a ore 10 indossiamo subito la tavola andiamo verso largo in modo da allontanarci sempre di più dagli ostacoli. Non andiamo a saltare vicino a riva, ma stiamo almeno a 100 metri. Chi vuole vedere vede lo stesso! Non saltiamo mai con ostacoli sotto vento. Non surfiamo con vento da mare a meno di 100 metri da riva. Non usciamo con vento da terra perché potremmo non riuscire a rientrare. Inoltre il vento da terra spesso incrementa. Quando arriviamo in una zona nuova chiediamo a chi è pratico del posto se ci sono pericoli nascosti. E così via il vostro istruttore vi dirà sicuramente tutto quello che va fatto, mettondovi in guardia da queste e altre situazioni pericolose, spiegandovi come affrontarle.
Norme di precedenza
Andature
1. Ha la precedenza chi procede con la mano destra avanti, o se in toe side con la vela a destra stando spalle al vento. Se si incrociano due kitesurfer di cui uno mura a dritta (mano destra a vanti) e uno mura a sinistra (mano sinistra avanti) il kitesurfer con la mano sinistra avanti alzerà il kite a mezzogiorno per fare passare il kitesurfer che procede mura a dritta. Nel caso di windsurf vale la stesa regola, ha la precedenza chi procede mura a dritta.
2. Chi si trova sottovento ha la precedenza, perché non può vedere chi sta alle spalle. Ne consegue che chi si trova sopravento deve dare la precedenza perché ha una visione completa della situazione.
3. Chi procede mura a dritta ha la precedenza anche se si trova sopravento.
4. Dare la precedenza significa rallentare o fermarsi per agevolare senza essere d'intralcio il transito di chi arriva.
5. chi sorpassa deve passare sopravento
Mezzi
Le barche a remi,i surf, le barche a vela, hanno la precedenza sulle barche a motore
Le barche di linea hanno la precedenza su tutti, tranne i mezzi di soccorso
I mezzi di soccorso hanno la precedenza su tutti
Preparare l’attrezzatura
La preparazione del kitesurf deve essere sempre fatta con cura e attenzione.
Si gonfia con gli accorgimenti di sicurezza insegnati dall'istruttore molto gonfio, ma non abbastanza da scoppiare e poi si gira il kite con il naso in direzione della provenienza del vento e le corna del leading edge in direzione di dove va il vento. Una volta fermato (mai con una tavola ma solo con un sacchetto pieno di sabbia, perché non lo tiene fermo e se si gira lo strappa) svolgiamo le linee. Strecciati i fili se necessario, colleghiamo i cavi centrali al leading edge. Poi ripartiamo dalla barra e seguiamo le linee esterne, collegandole al kite facendole passare all'esterno delle linee centrali. E' il metodo più semplice e vale sia se svolgiamo i cavi dalla parte del naso del kite, sia dalla parte delle corna. In questo caso l'unico accorgimento da utilizzare è di tenere la barra sottosopra. Tutti gli altri sistemi sono più complicati e confondono le persone rischiando di fargli commettere errori fatali.
Per approfondire visiona il DVD "Kitesurfing vol.1"
Board
Prima di preparare il kite prepariamo la tavola, regoliamo il apsso, cioè la distanza fra il centro dei due piedi. La distanza deve essere pari alla larghezza delle spalle, generalmente 1/4 della propria altezza più 7cm. regoliamo poi l'angolazione in modo che i piedi siano in una posizione naturale. Mettiamoci in piedi con i piedi alla distanza trovata prima e pieghiamoci ripetutamente fino a vedere quale angolazione permette di piegare le ginocchia in direzione delle punate dei piedi. Prendiamo l'angolazione con un goniometro e riportiamola sulla tavola. Normalmente siamo intorno ai 15° di inclinazione. Se parliamo di tavole mutant, allora non si può rispettare la fisiologia, mentre su un monodirezionale a tre straps si imposterà un'angolazione delle straps anteriori pari alla somma dei due angoli trovati (30° circa).
Straps
Prima di lanciare il kite mettiamo la tavola in acqua circa cinque minuti sottosopra e facciamo bagnare bene le straps. Poi giriamola e regoliamo con la misura che preferiamo
Kite
Una volta collegato tutto, quando si lancia il kite e si deve regolare la potenza con lo strozzascotte del depower. La regolazione giusta varia in base alla bravura e alla tavola che si usa. E' consigliabile regolare in acqua, dato che il kite va tenuto allo zenit posizione che è contrariamente a quello che insegnano alcuni istruttori improvvisati, la zona più pericolosa dove tenere il kite quando si è sulla spiaggia.
Non usiamo barre di marca diversa da quella del kite, potrebbero avere larghezza non adatta o cavi con proporzioni non adatte fra linee esterne e interne. Il lancio potrebbe risultare letale.
After riding
Alla fine ricordiamoci di ogni volta di stringere le viti della tavola e controllare se abbiamo allungato qualche linea.
Le riparazioni
Bladder
Per riparare una camera d'aria.
- leghiamo la bocca di lupo di uno dei cavi alla valvola della camera d'aria.
-sfiliamo la camera d'aria dall'apertura all'estremità esterna della camera d'aria.
- gonfiamo la camera d'aria.
- la immergiamo in acqua per vadere dove è il foro controllando se escono bollicine.
- se il foro è sulla camera prendiamo una toppa di lattice e dopo aver pulito bene la zona incolliamola.
- se la perdita è sulla saldatura portiamola da un'esperto che ce la salderà di nuovo, oppure in mancanza di un'esperto, possiamo provvedere con un ferro da stiro appena acceso, prima che inizi a scottare le dita.
In ogni caso non bisogna mai usare colle che induriscono come ad esempio l'Attak, perché con una piega si possono riaprire i fori, le migliori sono le colle morbide, ma che non sciolgono il lattice, come quelle normalmente in dotazione con il kite.
Se la riparazione è sul bladder del leading edge, Bisogna sfilarlo dalla cerniera centrale e legarlo da entrambe le estremità.
Ripstop e leading edge
Il materiale el kite può essere cucito a mano o macchina. SI possono usare gli stessi fili che usano per costruirlo, Procuriamoci il filo di nylon del colore giusto, cuciamo lo strappo a zig zag e poi mettiamo sopra una toppa dello stesso materiale. La toppa si può cucire solamente, o incollare e poi cucire a seconda del punto e delle dimensioni. Se non ce la sentiamo di cucire, portiamo il kite da un velaio, ma attenzione, non tutti sanno riparare i kite. Provvisoriamente per piccoli strappi si possono usare delle toppe adesive dello stesso materiale.
Dynema
Se una linea si strappa per l'usura o sia allunga, Possiamo tagliarle tutte alla stessa misura, e ringuainarle in modo da avere la stessa lunghezza senza ricomprare i cavi. Un metro di differenza non da differenze di guida. Bisogna procedere con molta pazienza, provare le lunghezze e poi cucire le guaine. Si possono anche fare nodi invece di cucire, ma devono essere fatti con tutta la guaina.
Fins
Se si perde una pinna, si può ricostruire. Se non riuscite a procurarvi del pvc, cercate un tagliere di plastica non rigida. Potete tagliarlo con un seghetto alternativo dopo averci ripassato il bordo di un'altra pinna con la penna. Poi con la smerigliatrice potete sagomare la pinnetta e con carta fine a mano renderla liscia. Un po' di vernice per l'estetica. A questo punto due viti autofilettanti in acciaio marino possono essere avvitate dentro con l'avvitatore.











Riparazioni
Bladder
Per riparare una camera d'aria.
- leghiamo la bocca di lupo di uno dei cavi alla valvola della camera d'aria.
-sfiliamo la camera d'aria dall'apertura all'estremità esterna della camera d'aria.
- gonfiamo la camera d'aria.
- la immergiamo in acqua per vadere dove è il foro controllando se escono bollicine.

- se il foro è sulla camera prendiamo una toppa di lattice e dopo aver pulito bene la zona incolliamola.
- se la perdita è sulla saldatura portiamola da un'esperto che ce la salderà di nuovo, oppure in mancanza di un'esperto, possiamo provvedere con un ferro da stiro appena acceso, prima che inizi a scottare le dita.
In ogni caso non bisogna mai usare colle che induriscono come ad esempio l'Attak, perché con una piega si possono riaprire i fori, le migliori sono le colle morbide, ma che non sciolgono il lattice, come quelle normalmente in dotazione con il kite.

Se la riparazione è sul bladder del leading edge, Bisogna sfilarlo dalla cerniera centrale e legarlo da entrambe le estremità.
Ripstop e leading edge
Il materiale el kite può essere cucito a mano o macchina. SI possono usare gli stessi fili che usano per costruirlo, Procuriamoci il filo di nylon del colore giusto, cuciamo lo strappo a zig zag e poi mettiamo sopra una toppa dello stesso materiale.
La toppa si può cucire solamente, o incollare e poi cucire a seconda del punto e delle dimensioni. Se non ce la sentiamo di cucire, portiamo il kite da un velaio, ma attenzione, non tutti sanno riparare i kite. Provvisoriamente per piccoli strappi si possono usare delle toppe adesive dello stesso materiale.

Dynema
Se una linea si strappa per l'usura o sia allunga, Possiamo tagliarle tutte alla stessa misura, e ringuainarle in modo da avere la stessa lunghezza senza ricomprare i cavi. Un metro di differenza non da differenze di guida. Bisogna procedere con molta pazienza, provare le lunghezze e poi cucire le guaine. Si possono anche fare nodi invece di cucire, ma devono essere fatti con tutta la guaina.

Fins
Se si perde una pinna, si può ricostruire. Se non riuscite a procurarvi del pvc, cercate un tagliere di plastica non rigida. Potete tagliarlo con un seghetto alternativo dopo averci ripassato il bordo di un'altra pinna con la penna. Poi con la smerigliatrice potete sagomare la pinnetta e con carta fine a mano renderla liscia. Un po' di vernice per l'estetica. A questo punto due viti autofilettanti in acciaio marino possono essere avvitate dentro con l'avvitatore.




Norme di precedenza
Andature
1. Ha la precedenza chi procede con la mano destra avanti, o se in toe side con la vela a destra stando spalle al vento. Se si incrociano due kitesurfer di cui uno mura a dritta (mano destra a vanti) e uno mura a sinistra (mano sinistra avanti) il kitesurfer con la mano sinistra avanti alzerà il kite a mezzogiorno per fare passare il kitesurfer che procede mura a dritta. Nel caso di windsurf vale la stesa regola, ha la precedenza chi procede mura a dritta.

2. Chi si trova sottovento ha la precedenza, perché non può vedere chi sta alle spalle. Ne consegue che chi si trova sopravento deve dare la precedenza perché ha una visione completa della situazione.
3. Chi procede mura a dritta ha la precedenza anche se si trova sopravento.
4. Dare la precedenza significa rallentare o fermarsi per agevolare senza essere d'intralcio il transito di chi arriva.
5. chi sorpassa deve passare sopravento

Mezzi
I kitesurf sono equiparati ai natanti a vela
Le barche a vela hanno la precedenza sulle barche a motore
Le barche di linea hanno la precedenza su tutti, tranne i mezzi di soccorso
I mezzi di soccorso hanno la precedenza su tutti

Il vento
Una regola fondamentale
Una regola pratica fondamentale per la comprensione dei fenomeni:
Il vento fluisce dalle zone di bassa pressione a quelle di alta pressione.
Nell'emisfero nord il vento ruoto in senso orario nelle alte pressioni mentre ruota in senso antiorario nella basse pressioni.
Viceversa, nell'emisfero Sud, il vento fluisce sempre dalle alte alle basse pressioni, ruotando in senso antiorario nelle alte pressioni e in senso orario nelle basse pressioni.
Se le isobare sono vicine il vento è forte, se sono distanti il vento è debole.
La velocità del vento
Le indicazioni sono utili; per le misurazioni sono però necessari degli strumenti. Lo strumento piú usato per la misurazione della velocità del vento è l'anemometro a coppe. Ne esistono di diverso tipo meccanici od elettrici, manuali o fissi, a seconda del tipo di utilizzo.
Le brezze termiche
Di giorno dal mare verso terra e di notte da terra verso il mare. Le brezze costiere sono dovute alla differenza di temperatura che si crea. Iungo le coste, tra il mare e la terra. La terra e il mare vengono riscaldati dal sole durante le ore diurne e poiché la terra si scalda piú velocemente si instaura la brezza di mare. Viceversa, durante le ore notturne, la terra e il mare perdono parte del calore accumulato e poiché la terra si raffredda piú velocemente vi è la brezza di terra. Il fenomeno analogo può essere osservato anche sui grandi laghi.
Le brezze che soffiano con regolarità sono il segno del perdurare della stabilità.

I venti locali sono generati dalla differenza dei valori di pressione atmosferica tra due aree geografiche tra le quali si instaura un flusso di vento tanto piú importante quanto piú forte è il gradiente. I venti del Mediterraneo assumono spesso denominazioni diverse a seconda della zona di mare considerata (esempio: il vento da NE è chiamato Grecale sul Tirreno e Bora in Adriatico) e delle tradizioni marinare della regione. Oltre al nome pero, i venti hanno delle proprie caratteristiche legate ai fattori meteorologici (temperatura, umidità, ecc. ) che consentono di riconoscerli anche se ci si trova in un luogo dove il vento è turbolento (un porto, una rada o semplicemente in prossimità della costa). Talvolta, lungo le coste, la differenza termica tra la terra ed il mare, che comunque sussiste, può generare una componente che si somma o si sottrae al vento di gradiente a seconda che questo spiri dal mare verso terra o viceversa, durante il giorno o la notte. Ad esempio un vento da NE, che sulla costa spira da terra verso il mare, sarà lievemente accelerato durante le ore notturne appunto dalla brezza termica. "Chiamare il vento con il nome sbagliato" non è un dramma; ma il fatto di non sapersi collocare rispetto al flusso reale del vento può voler dire, in alcuni casi, non gestire l’aquilone.

La raffica
La forza esercitata dal vento su una qualsiasi superficie dipende principalmente dalla velocità del vento stesso e dall'ampiezza e forma della superficie ad esso esposta Le raffiche però (ovvero, secondo la definizione OMM, l'aumento di velocità del vento rispetto a quello medio, di almeno 10 nodi per un breve intervallo di tempo non superiore a 20 secondi) possono rappresentare per la navigazione un'ulteriore incognita. Le raffiche però se si impara ad osservarle sulla superficie dell'acqua o a prevederle, specie in quelle zone di mare situate allo sbocco delle valli, possono essere affrontate con disinvoltura o addirittura essere sfruttate da un'imbarcazione a vela a vantaggio del proprio avanzamento. Nuotare a favore divento ci porta lontano con poche bracciate ma già con vento intorno ai 15 nodi, "risalire" richiede un notevole impegno.

Copertura assicurativa
Tutti i soci della International Kitesurf University praticanti il kitesurf sono tessserati alla Federazione Italiana Kitesurf e usufruiscono delle coperture assicurative da essa garantite di responsabilità civile e infortuni.
Stralcio Condizioni Polizza RCT -O Tesserati FISN
Stralcio condizioni polizza RCT -O Soc. affiliate FISN
Stralcio Condizioni Polizza infortuni tesserati FISN
Il vento a Talamone
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Puoi chiamare al costo del tuo contratto il
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Vento in tempo reale sul web e web cam qui
previsioni del vento per 7giorni
Kite viaggi (vedi le offerte non solo kiteviaggi)
Brasil
Canoa Quebrada nel Cearà ha condizioni di acqua piatta alla foce del fiume Jaguaribe e onda in prossimità delle Falesie. Da qui si possono raggiungere anche la laguna di Parajurù e Punta Grossa. Sul posto è stata avviata la prima scuola della IKU Brasil, che attualmente sta operando con base nella Bradway in collaborazione con Koala Passejos che fornisce la possibilità di escursioni in fuoristrada verso I vari kitesurf spot locali. Il vento soffia tutto l'anno riducendo l'intensità nel periodo da febbraio a aprile in cui è comunque possibile praticare per chi sta imparando.
In tutti I centri IKUBrasil è possibile imparare e perfezionare il kitesurf e avere l'istruttore come guida negli spot locali.
Tutti I centri International Kitesurf University usano attrzzature Advance, Fone, Underwave e Mystic.
I corsi possono essere seguiti in quattro lingue.
Kitesafari nord
Spot:
Cumbuco
Acua piatta nella Lagoa Cauipe, evitare il mare, si usano 10. e 13., da settembre a novembre meglio avere anche la 6.0.
Paracurù
Onda fino a 2,5 metri con alta marea, reef a 300 metri con bassa marea si usano 10.0 e 13.7, da settembre a novembre meglio avere anche la 6.0.
Jericoacoara
si esce sulla spiaggia di Preà con ciop e onda fino 2m e alla lagoa Paraiso con acqua piatta e scenario mozzafiato, ma vento rafficato, si usano 6.0, 10.0, da settembre a novembre meglio avere anche la 5.0, da fine dicembre a gennaio si usa anche la 13.7.
Tatajuba
Ciop e onda fino a 2m si usano 6, 10, da settembre a novembre meglio avere anche la 5.0, da fine dicembre a gennaio si usa anche la 1.
Kitesafari sud
Prainha
spot: Lagoa Blu, acqua piatta fondo 1,40m e Porto das Dunas, onda da 0,80 a 3 metri vento sideshore si esce mura a dritta, lagoa * acuq piatta ottima con bassa marea.
Aquiloni da usare 13, 16 il vento è presente dall'alba al tramonto, si inizia a uscire con la 10 e nelle ore centrali della giornata cala leggermente e si usa il 16,5, nel pomeriggio rincrementa e serve il 13,7.
Canoa Quebrada
spot: Piscine Naturalis, acqua piatta con bassa marea, e onda fino a 1,5 metri con alta marea, situazione protetta da reef e costa a L, con vento side shore e 400m sottovento la spiaggia. Barra do Jaguaribe, dove si forma uno spot di 4X2km di acqua piatta alta circa 1,5m protetto da banchi di sabbia, con corrente inversa al vento quando la marea scende, che aiuta a Bolinare, vento sideshore si esce mura a destra, a lato si formano delle piccole lagune di acqua alta 50cm perfette per i principianti.
Aquiloni da usare, 10, 13 il vento è presente dall'alba al tramonto, si inizia a uscire con la 10 e nelle ore centrali della giornata cala leggermente e si usa il 13.7, nel pomeriggio rinioncrementa e serve di nuovo il 10.0, da dicembre a maggio si usa una misura più grande, 13 e 16.
Le misure dei kite sono rapportate a un C kite
dettagli http://www.ikubrasil.com


I venti del mediterraneo
Il Mediterraneo non lo si conosce mai abbastanza. Il suo e' un carattere difficile. Poco gli importa dell'immensita' degli oceani, della regolarita' degli Alisei, delle calme equatoriali o delle gigantesche onde dei mari del Sud. Il Mediterraneo e' fatto a modo suo, diverso da tutti gli altri mari. Qualcuno lo definisce ironicamente "il grande lago"; ma costoro non conoscono la sua capacitˆ di trasformarsi in un "piccolo oceano" quando e' attraversato dalle perturbazioni che "lui", a differenza degli oceani, sembra ingabbiare, in segno di sfida, nella stretta dei monti che lo circondano. Il Mediterraneo e' il mare delle calme, dei temporali, delle brezze, delle burrasche, delle pesanti foschie e degli orizzonti limpidi e infiniti.
IlMaestrale
I francesi lo chiamano Mistral; è un flusso d'aria fredda da NW, di origine atlantica che, incanalandosi tra i Pirenei, il Massiccio Centrale e le Alpi sfocia, aprendosi a ventaglio, sul Golfo del Leone. Le condizioni classiche che lo generano sono: a) La presenza di una zona di alta pressione a SW della Francia. b) Una depressione che interessa il Mediterraneo Centro Occidentale, la cui posizione condiziona la zona di mare interessata dal Maestrale. Il Maestrale soffia infatti a occidente della depressione, tanto pioe forte, quanto pioe importanti sono le differenze dei valori di pressione tra la zona anticiclonica, di cui sopra, e la depressione sulle regioni tirreniche. Cio' che rende temibile questo vento, oltre alla forza con la quale puo' soffiare, e' la rapiditˆ con cui spesso irrompe al passaggio del fronte freddo. Le zone dove il Maestrale in genere e' pioe violento sono la foce del Rodano, Capo Corso e le Bocche di Bonifacio; poichZ. il vento risulta incanalato ed accelerato dai rilievi. Sulla zona delle Baleari il Maestrale tende ad orientarsi a NNE, mentre sulla zona Nord e Ovest Corsica il maestrale proviene, da principio pioe da Ovest. Ci˜ che lo distingue in particolare dagli altri venti occidentali e' il suo carattere di aria fredda.

Quattro tipi di Mistral
I francesi hanno l'abitudine di distinguere il vento da NW che soffia dal Golfo del Leone in quattro tipi, a seconda delle caratteristiche e delle condizioni che lo determinano; pu˜ essere utile conoscerne le differenze.
1. Il Mistral generalizzato. é un flusso da NW che interessa tutta l'Europa Occidentale e il Mediterraneo. é pioe frequente in inverno e primavera. In questo caso si pu˜ osservare una vastissima zona depressionaria sull'Europa Centrale e un promontorio di alta pressione che dalle Azzorre si estende sino alla Spagna. Nelle zone solitamente pioe esposte al Mistral si possono verificare in queste condizioni burrasche forti e persistenti.
2. Il Mistral bianco. é quello pioe caratteristico e conosciuto in quanto soffia in particolare durante la bella stagione. Il cielo e' terso, I'aria secca e trasparente. é il caso di un fronte freddo che penetra nel Mediterraneo, con un flusso di aria fredda sul Golfo del Leone e la classica formazione di una depressione sul Tirreno Settentrionale.
3. Il Mistral nero. Il cielo coperto da nubi basse, i frequenti rovesci e temporali sono tipici di un flusso d'aria fredda di origine polare marittima da NW. E caratterizzato dal passaggio di successivi fronti freddi che si spostano dalla Francia da NW verso SE. Al passaggio di ogni fronte il tempo sembrerebbe migliorare, ma fino a che non si osserva un importante e graduale rialzo del valore di pressione sulle zone tirreniche il flusso del vento da Maestrale non si attenua.
4. Il Mistral locale. Soffia moderatamente sulla parte Nord del Golfo del Leone quando il tempo non e' perturbato e le differenze di pressione tra le zone tirreniche e le regioni dell'Europa pioe a occidente sono deboli. L'effetto termico e orografico delle coste resta comunque importante cosicchZ. spesso questo Maestrale da tempo buono pu˜ rinfrescare notevolmente a seconda delle zone. . Le depressioni sottovento alle catene montuose Come accennato, tra le condizioni associate all'instaurarsi del forte vento da Maestrale, vi e' la formazione di una depressione sul Tirreno determinata dallo sbarramento opposto al vento da NW dalle Alpi. In genere un regime di vento da Maestrale determina, sulla parte Nord Occidentale del Mediterraneo, due vere e proprie regioni meteorologiche (idealmente separate dalla zona di Tolone, all'incirca in corrispondenza del 6¡ di Longitudine Est). Schematicamente il Maestrale si annunc ia così: - a Ovest di Tolone la pressione sale, la temperatura scende di qualche grado, I'umiditˆ diminuisce; - a Est di Tolone la pressione scende, il cielo si vela di cirrostrati, I'umiditˆ sale e si osserva un aumento del moto ondoso dal largo. La depressione, che il pioe delle volte e' centrata sul Golfo di Genova, condiziona la situazione meteo delle regioni tirreniche. La circolazione ciclonica dei venti nella zona depressionaria fa s’ che spesso si osservino venti dal II quadrante sulla parte orientale del Mar Ligure e venti dal I quadrante sulla zona occidentale. Vale la pena di non sottovalutare mai l'evoluzione di un fenomeno (cicloge''esi) cos’ determinante per la meteorologia marina delle zone: Alto Tirreno, Mar Ligure, Mar di Corsica ma pioe in generale di tutto il Mediterraneo. Tra l'altro, questo tipo di depressione si forma talvolta cos’ rapidamente (nell'arco di poche ore) che neppure le carte sinottiche (previsioni 24 ore), diffuse dai centri principali, riescono ad evidenziarla puntualmente. L'attenta osservazione della tendenza barometrica si rivela determinante.

La Tramontana
La Tramontana è un vento freddo, settentrionale (vento di settore Nord). Sul Mar Ligure spira in prevalenza durante il periodo invernale e pu˜ soffiare con violenza soprattutto allo sbocco delle valli. Come il Maestrale, anche la Tramontana pu˜ presentarsi a cielo sereno, in regime di tempo anticiclonico (Tramontana chiara) o con cielo nuvoloso e precipitazioni quando e' associata ad un sistema perturbato (Tramontana scura). La Tramontana pu˜ irrompere con rapiditˆ, annunciata principalmente dal repentino calo della temperatura o, durante le ore diurne, da un improvviso interrompersi della brezza di mare. Lungo le coste dell'Alto Tirreno pu˜ rendere difficoltoso il ritorno verso terra delle imbarcazioni pioe piccole spintesi troppo al largo; mentre, se forte e persistente, raggiunge le isole maggiori generando mare molto mosso (vedi fetch). La Tramontana forte pu˜ seguire ad un forte maestrale sul Tirreno, od essere associata ad un flusso da Bora (NNE) sull'Adriatico specie in inverno. In quest'ultimo caso si parla infatti di un regime da Tramontana-Crecale. L'orografia delle Alpi e degli Appennini ancora una volta risulta determinante.
La Bora
In Adriatico, specie sulla parte Nord, è temutissima. é tra i venti più violenti del Mediterraneo (vengono talvolta registrate raffiche a 65-70 nodi). Secondo le statistiche, i periodi di Bora di forza moderata sono circa 501'anno mentre i giorni di Bora forte o violenta sono in media una decina. Stupisce, per˜, che nella zona di Trieste i giorni di calma 0 venti deboli siano addirittura pioe di 200. Le frequenti nebbie sono imputabili anche a questa situazione. Anche in questo caso si usa differenziare la Bora scura, associata a rovesci, grandine, neve e ad una riduzione della visibilitˆ, dalla Bora chiara caratterizzata dai locali cumuli sui rilievi e cielo sereno sul mare. Esempio di configurazione barica che determina venti dal I quadrante sull Adriatico Settentrionale e Tirreno Centro-Settentrionale. Il Tirreno Meridionale Canale di Sicilia e Mar di Sardegna sono invece in questo caso interessati da venti tra SE e E. Piu in generale un passo da Bora pa˜ essere dovuto ad un esteso anticiclone sull Europa Centro Orientale.
Il Grecale
Frequente sulla zona centro e alto tirrenica. specie durante l'autunno e l'inverno, il Grecale pu˜ sorprendere i molti diportisti anche durante una bella giornata di sole. Quando sryffia sullo Jonio' in ~enere e' causato da un'alta pressione sulla Penisola Balcanica e da una bassa pressione sul Mar Libico Sul Tirreno pu˜ avere un carattere pioe locale ed esserc ~enerato da una zona di alta sull'Europa Centrale ed un mhlimo. anche relativo, su Spagna 0 Baleari In quest'ultimo caso l'aria fredda e secca di origine balcanica giunge sui mari a Ovest della Penisola a raffõche e turbolenta ed arriva ad interessare le isole maggiori, Corsica e Sardegna . Il NE e' particolarmcnte insidioso nella zona delle Bocche di Bonifacio e sulle coste orientali. di isole dove si trovano i migliori ancora`'`ri. a ridosso dai venti del 111 e IV quadrante, dominanti su queste isole d'estate. Il NE e' insidioso proprio perche spesso inatteso. Un buon segno premonitore sulle coste occidentali della nostra Penisola, dell'imminente vento da NE e' l'importante diminuzione del valore di umiditˆ relativa. In particolare se l'aria. normalmente molto umida durante le belle notti d'estate (intorno al valore 80'c). diventa d'un tratto secchissima (3()-406/c) vale la pena di aspettarsi un salto di vento dai quadranti settentrionali e probabilmente da NE sul Tirreno Settentrionale e Mar Ligure.

Lo Scirocco
Lo Scirocco c un vento caldo e umido, da SE. associato a nuvolosità e piogge. é comunque generato da un sistema depressionario sul Mediterranco rispetto al quale spira sulla parte orientale. é pioe frequente in prhnavera e autunno 11 vento di Scirocco e' legato ad una diminuzione della visibilitˆ, a un l`orte aumento dell'umiditˆ (80-90' ) e a un aumento della tetnperatura. La pressione diminuisce. Spesso Ia pioggia clello Scirocco e' carica di sabbia trasportata per centinaia di chilometri dalle zone aride dell'Africa. Quando soffia forte e costantementc sull'Adriatico Settentrionale provoca il noto fenomeno dell' alta a Venezia. Pu˜ quindi avere un carattere pioe esteso e interessare vaste zone (Adriatico. Ionio, Tirreno Meridionale. ecc.) o pioe locale come quando, soffiando in prevalenza sulla zona Levante del Mar Li`'ure. rappresenta il campanello d'allarme del l`ormarsi di una depressione sul Golfo di Genova. Pu˜ minacciare con la sua onda lunga le coste esposte del Sud della Francia. A seconda delle zone interessate dalla depressione, lo Scirocco infatti soffia sui mari a Est o ad Ovest della nostra Penisola, convogliando aria calda e umida proveniente dalle coste africane. Anche in questo caso, oltre che dalle indicazioni degli strumenti, sulle coste Nord del Mediterraneo, lo Scirocco e' annunciato dall'aumento del moto ondoso e dalla risacca che si crea in numerosi porti. Potremo inoltre osservare le nubi basse, cariche di umiditˆ, viaggiare veloci da SE verso NW.
Il Libeccio
é un vento da SW provocato, in genere, dall'entrata di una perturbazione atlantica nel bacino Mediterraneo. Quando soffia forte diventa molto insidioso per la navigazione sulle coste occidentali della Corsica, Sardegna, Toscana e Liguria in quanto, avendo un fetch lunghissimo, provoca le onde pioe alte del Tirreno Settentrion ale. Pu˜ soffiare durante tutto il corso dell'anno, anche se statisticamente e' pioe frequente in autunno ed inverno. Sul Tirreno Settentrionale e sul Mar Ligure, il Libeccio e' quasi sempre preceduto da venti sciroccali, il consueto crollo del valore della pressione e il conseguente peggioramento del tempo. Con il Libeccio poi, in genere, le piogge si attenuano. L'onda lunga da SW annuncia, con qualche ora di anticipo, la rotazione del vento da SE a SW. In tutti i porti delle zone prima citate aumenta la risacca e progressivamente le onde iniziano a frangere dove i fondali sono pioe bassi. é evidente che, con queste premesse, ci si pu˜ attendere una vera e propria libecciata (mareggiata da SW). L'apprensione cresce nella gente di mare e si rinforzano gli ormeggi delle imbarcazioni fortemente sollecitati dagli strattoni della risacca. Molte volte il vento non arriva a soffiare sulla Liguria con forte intensitˆ ma, nonostante ci˜, le onde dal largo (mare lungo) arrivano a scavalcare le dighe foranee dei porti. Al moto ondoso da Libeccio, per giunta, si incrocia spesso in mare aperto, nella fase del passaggio del fronte freddo, I'onda da Maestrale, con il risultato di formare un mare rotto ed incrociato, duro da navigare. é inutile ricordare i danni che le libecciate degli anni passati hanno causato sul litorale ligure e toscano ma e' certo che se il Libeccio ci sorprenderˆ durante una navigazione d'altura, bisognerˆ essere preparati alla navigazione con il cattivo tempo, per poter fare le scelte ple' giuste. L'esempio che segue e' riferito principalmente alle imbarcazioni da diporto che dal largo fanno rotta verso terra, magari di ritorno dalle isole. I problemi infatti sono legati proprio all'avvicinamento alla costa con i fondali che si abbassano sensibilmente (Toscana), le coste a picco sul mare (onda riflessa lungo il litorale ligure) e le entrate dei porti, per lo pioe orientate nel senso parallelo alla costa. In quest'ultimo caso le imbarc azioni sono costrette, per poter entrare in porto, ad esporre pericolosamente il proprio fianco alla forza dei frangenti, rischiando di traversarsi e mettendo in grave pericolo sia l'equipaggio sia l'imbarcazione. Chi naviga deve saper riconoscere le situazioni pericolose e trovare delle soluzioni alternative. Tutto ci˜ e' raccontato sui manuali di navigazione ma, in realtˆ, le decisioni spettano e competono ai comandanti, siano essi su una nave o su un piccolo cabinato di 7 metri. La decisione importante va presa con determinazione, valutando tutte le possibilitˆ ed eventuali rischi. Chi inizia la navigazione d'altura si chiederˆ forse che cosa passa nella testa di chi comanda, ad esempio, un'imbarcazione a velae' Scherzosamente si potrebbe affermare che la testa di un comandante naviga sempre molte miglia pioe avanti di dove in realtˆ esso si trova... Per poter godere ed essere padrone del presente, chi naviga e' costretto a prevedere. Di seguito un esempio pratico di ci˜ che frulla nella testa di chi naviga; una situazione simile a quelle che avete giˆ vissuto, su altri mari, con altri venti o che di certo, navigando, vi troverete un giorno a valutare: Rotta Macinaggio - Lavagna per 357¡ su di un cabinato a vela di 10 metri. "Siamo partiti all'alba, i bollettini annunciano una perturbazione atlantica sul Mediterraneo ed un vento da SW sul Mar Ligure in rinforzo. L'ipotesi di restare bloccati dal cattivo tempo previsto per i giorni a venire, proprio ora che la crociera in Corsica si e' conclusa, ci incoraggia a partire all'alba. Da diverse ore navighiamo veloci, con un buon SW che ci accompagna sin da Capo Corso al lasco. Siamo ben invelati, il vento e' costante ma il barometro e' sceso di 3 hPa nelle ultime due ore. L'onda si sta facendo pioe insidiosa e si ha l'impressione che anche il vento rinforzi; riduciamo un poco la tela, la barca e' pioe facile da governare e restiamo comunque veloci. Mancano soltanto una ventina di miglia a Lavagna; il vento per˜ nel frattempo e' rinforzato ed ora supera i 30 nodi, le onde frangono; abbiamo ridotto ulteriormente e la barca e' sempre velocissima. Vogliamo arrivare in fretta, sappiamo che l'entrata del porto di Lavagna e' difficile con il Libeccio e a volte pericolosa; si rischia di farsi traversare dai frangenti." Ebbene, in queste righe si nota il pensiero del comandante che vola verso le fasi successive di una navigazione che sta diventando impegnativa; a questo punto: "Se il mare aumenterˆ ancora, non si potrˆ rischiare l'entrata di Lavagna. C'e' comunque l'alternativa di Rapallo la cui entrata e' meno esposta ed e' poche miglia pioe a Ovest di Lavagna. Decideremo per tempo, ora tra l'altro le condizioni si sono stabilizzate: vento sui 20 - 25 nodi e mare molto mosso da SW. Certo, se fosse rinforzato sino a burrasca non ci avremmo pensato due volte e si sarebbe corretta la rotta puntando verso il Golfo di La Spezia e poi nel porticciolo di Le Grazie a riparo dal vento e dalle onde. Ci si sarebbe rifugiati l’ aspettando condizioni migliori per il rientro. " Un esempio come tanti, un modo di pensare la navigazione diverso da mille ale'i che introduce per˜ l'importanza di " navigare con la testa".

Gli altri venti del Mediterraneo
Il Meltemi è un vento che soffia, a seconda delle zone, tra NW e NE sulla zona della Turchia e dell'Egeo. Ha un carattere stagionale in quanto spira, durante la bella stagione, in genere da giugno a settembre. Soffia frequentemente oltre i 25 nodi, anche per diversi giorni di seguito, rinforzando temporaneamente e localmente a seconda dell'orografia sino a forza 8 Beaufort. I1 suo flusso e' associato all'estendersi del margine della vasta area depressionaria asiatica e al persistere di un promontorio di alta pressione sul bacino mediterraneo. I1 flusso di vento da NE che ne deriva e' fortemente accelerato al suo passaggio attraverso la porta del Bosforo, dove si incanala tra i monti dell'Anatolia e le alture della Bulgaria.
I1 Levan'ter e il Vandevales sono venti, rispettivamente orientali ed occidentali, che interessano le zone a Sud delle Baleari e il mare di Alboran (la fascia di MediterTaneo pioe ad ovest, alle porte dello Stretto di GibilterTa). I1 Levanter e' un vento caldo e umido, in genere moderato, tipicamente mediterTaneo, mentre il Vandevales soffia, specialmente d'inverno dall'Atlantico. Spesso, queste due situazioni climatiche di diversa origine, entrano in contrasto generando una forte instabilitˆ e bruschi salti di vento.
I1 Marin e' un vento che soffia tra SE e SW sulle varie zone del Golfo del Leone. Come per il Libeccio delle nostre coste tirTeniche, il Marin, a causa del lungo fetch, solleva molto mare sulle coste del Sud della Francia. E un vento umido e temperato, a ccompagnato da un'estesa nuvolositˆ e da piogge.
I1 Ghibli (dalla Libia), il Chili (dalla Tunisia), il Khamsi'' (dal Medite~Taneo Orientale) sono venti meridionali, con caratteristiche simili allo Scirocco che creano, a seconda delle circostanze, un flusso di aria calda e umida verso la parte Nord del Mediterraneo portando dense foschie su vaste zone di mare. La situazione che li genera e' una vasta area depressionaria, anche se poco profonda, sul MediterTaneo Centro Occidentale. La Provenza e' uno dei tanti venti locali che a seconda delle regioni e delle tradizioni assumono nomi diversi. In questo caso si tratta di un vento fresco da ponente, caratteristico delle coste liguri parzialmente ridossate, lungo il litorale, dal forte soffio del Maestrale.
I venti
Costanti
Quando soffiano per gran parte dell'anno in una data direzione come nel caso degli Alisei Periodici
Quando soffiano in determinati periodi dell'anno da una data direzione prevalente, e' il caso dei Monsoni.
Pulsanti
Se spirano con cadenza intermittente da una direzione prevalente.
Sinottici
Quando interessano zone estese; la loro direzione prevalente e' dovuta alle diverse configurazioni bariche tra le zone, mentre la loro forza al gradiente barico.
Termici
Quando interessano zone estese; la loro direzione prevalente e' dovuta alle diverse configurazioni bariche tra le zone, mentre la loro forza al gradiente barico.
Locali
Sono generati localmente dalle diverse conformazioni orografiche; assumono talvolta denominazioni diverse a seconda delle zone. La Bora (chiara 0 scura) soffia sull'Adriatico da NNE; I1 Garbino: soffia da SW in Adriatico; I1 Levante: soffia da intorno Est sulle diverse zone, sino alle coste Mediterranee della Spagna. Il Meltemi: vento dai quadranti settentrionali che soffia sull'Egeo. I1 Mistral: vento da NW che soffia sul Golfo del Leone. I1 Marin: vento che soffia da SE sul Golfo del Leone, ecc.
L'onda
Le caratteristiche dell'onda
H = altezza dell'onda, distanza verticale tra il cavo e la cresta;
L = lunghezza dell'onda tra due creste consecutive;
T = periodo, tempo impiegato dalla cresta per percorrere la distanza pari alla lunghezza dell'onda;
D = direzione di provenienza delle onde;
R = rapporto tra H e L, esprime quanto ripida è l'onda;
V = velocità di spostamento (spazio percorso dall'onda in una data unità di tempo).

Mare vivo e mare lungo
Il vento agisce sul mare generando le onde. La zona di mare sulla quale soffia il vento è interessata dalle onde di mare vivo. In realtà il moto ondoso risponde a delle leggi proprie per cui le onde, generate dal vento in una data zona, continuano a propagarsi anche a grandi distanze, al di fuori della zona del vento in atto. MARE VIVO = Moto ondoso generato nella zona dove il vento è in atto. MARE LUNGO = Moto ondoso propagatosi al di fuori della zona del vento che lo ha generato. Tenendo ben presente la differenza tra mare vivo e mare lungo, considerato che le onde sono in tutti i casi generate principalmente dal vento; viceversa, I'attenta osservazione del moto ondoso può dare utilissime indicazioni sul vento che l'ha causato. Questo punto è di fondamentale importanza e merita di essere approfondito con l'aiuto di uno schematico esempio. Il moto ondoso può quindi propagarsi in altre zone piú velocemente di quanto non possa fare il vento che l'ha generato. In entrarnbi i casi, per poter capire quale potrà essere l'evoluzione meteo, è indispensabile seguire attentamente l'andamento dei fenomeni e, se possibile, cercare di acquisire le informazioni meteo disponibili riguardanti quelle zone. La caratteristica delle onde è dunque quella di conservare, in acque libere dall'ostacolo della costa, per lungo tempo e per distanze enormi la loro energia. Esse possono, a seconda delle loro caratteristiche, propagarsi per centinaia di miglia purché non intervengano fattori diversi quali un forte vento contrario. Per rendersi conto di tutto ciò è sufficiente gettare un sasso in un laghetto ed osservare lo spostamento delle ondicelle.

Per saperne di più sul kitesurf
Acqua, aria; i più puri elementi. Ci permettono di vivere, di esprimere la nostra essenza. Mai sottovalutarli! Non possiamo pensare di sottomettere la natura, sicuramente di utilizzarla per il nostro divertimento, ma con il dovuto rispetto e timore. Solo così, trovando il giusto mix di istinto, passione e ragionamento arriveremo a godere di questi elementi.
Pensiamo a un kite in volo. Volteggia, resta fermo, si sposta. Tutto questo gli è permesso dal vento che lo tiene in cielo. Così noi possiamo diventare parte di questo volteggio planando sulla superficie dell'acqua in mezzo agli splendidi flutti delle onde. Per essere protagonisti dobbiamo muoverci con coscienza, sapere cosa stiamo facendo in ogni momento e soprattutto sapere quali saranno le conseguenze delle nostre azioni.
Un kite a seconda della posizione in cui si trova può esercitare una trazione minima che non ci sposta nemmeno, o portarci in giro alla velocità a cui soffia il vento. La conseguenza di un comando sbagliato può essere letale. E' indispensabile quindi adottare comportamenti corretti per la propria incolumità e per gli altri. Ci sono poche regole da seguire, ma se non vengono rispettate, le conseguenze possono essere tragiche. Il miglior modo per capire e iniziare è seguire un corso in una scuola qualificata con istruttori qualificati.
Per praticare il kitesurf bisogna scegliere la zona adatta con le condizioni ottimali. Non devono esserci ostacoli sottovento per almeno 500 metri, se si perde il controllo dell'attrezzatura si deve avere lo spazio necessario per gestirne il recupero senza rischiare di arrivare su barche, scogli e pontili. Lo spot va scelto in base al vento, cercando di avere sempre un vento che soffia quasi parallelo alla spiaggia, possibilmente con provenienza inclinata di 5°-10° da mare. Questo permette di uscire quasi perpendicolari alla spiaggia e in caso di problemi, di essere ricondotti verso riva piuttosto che al largo. Il vento che soffia da terra deve essere assolutamente evitato. Gli esperti riescono a risalire il vento in andature di bolina molto stretta, ma se per caso il vento diminuisse di intensità si troverebbero anche loro in difficoltà e di conseguenza andrebbero sempre più al largo. Il vento da mare è sconsigliato, perché in caso di problemi si finirebbe subito sulla spiaggia. In alcune zone le correnti possono essere pericolose perché portano verso il largo, vanno evitate. Oltre agli ostacoli fissi bisogna tenere presente anche i bagnanti, la legislazione nazionale ci impone una distanza di 200m dai bagnanti, in realtà la sicurezza la raggiungiamo solo con 500m. Il kite fuori controllo può farci percorrere 200m in 15-25 secondi a seconda del vento e considerando che ci precede già di circa 30 metri, si capisce come sia facile coinvolgere un bagnante tragicamente.
Trovato lo spot giusto, possibilmente raccogliendo anche informazioni presso chi lo frequenta abitualmente, dobbiamo considerare che tipo di vento sta soffiando. Se il vento è scatenato dalla presenza di una perturbazione, è meglio evitare, sia per l'incostanza dell'intensità, sia per l'imprevedibilità del fenomeno. E' meglio scegliere venti che soffiano per differenze di pressione su vasta scala, con caratteristica di costanza. I venti tipici del mar Mediterraneo italiano sono: lo Scirocco, il Maestrale, il Libeccio, la Bora, il Grecale, la Tramontana e l'Ostro. Un'ottima scelta sono le brezze termiche che soffiano di giorno lungo le coste, sono venti solitamente costanti e comunque molto prevedibili come evoluzione. La consultazione dei servizi meteorologici non è sempre attendibile sul Mediterraneo, a causa della complessità morfologica della regione, ma aiuta decisamente a capire quale sarà l'evoluzione. Oltre alle previsioni del vento bisogna consultare anche le previsioni del tempo. La possibilità di temporali anche non nelle immediate vicinanze, potrebbe cambiare improvvisamente la situazione, variando la direzione e l'intensità del vento.
Una volta nella situazione ottimale diventano fondamentali per la sicurezza i comportamenti del kitesurfer. La prima cosa da fare è montare l'attrezzatura correttamente e farlo da soli nelle fasi critiche per essere sicuri di come è assemblata. Per gonfiare il kite bisogna ancorarlo a terra con un peso posto su uno dei tips dopo averlo steso lungo la direzione del vento. Il peso ideale è una busta che contiene 5-10kg di sabbia, è funzionale, sia perché impedisce al kite di volare via mentre lo si gonfia, sia perché essendo morbido non lo rovina. Assicurato il kite si procede a gonfiare le varie camere d'aria secondarie e in fine la camera d'aria principale. Quando si è alla fine il kite prende il suo profilo semicircolare e mentre con una mano gonfiamo e con l'altra lo teniamo, il sacchetto di sabbia cadrà per terra e il kite si posizionerà da solo sottovento ruotando intorno a noi mentre con la mano continueremo a tenerlo dietro la camera d'aria principale che corrisponde al bordo di atterraggio. Una volta gonfio lo metteremo per terra con l'apertura del semicerchio verso dove soffia il vento e metteremo il sacchetto di sabbia sul kite, vicino all'attaccatura della più alta delle camere d'aria secondarie. Non vanno messi due pesi in modo s immetrico, il rischio è che con vento forte il kite prenda portanza. Una tavola appoggiata sopra può girarsi e tagliare la vela. Il montaggio dei cavi deve essere fatto da soli, è una responsabilità notevole, quando si alza il kite devono essere assolutamente al posto giusto. Bisogna controllarli due volte dopo montati, seguendone il percorso tenendoli in mano, sia partendo dalla barra andando verso il kite, sia partendo dal kite procedendo verso la barra. Tutti i nodi e le regolazioni sulla barra, sul trapezio e sul kite devono essere controllati ogni volta. I punti di sforzo e di usura sono molteplici e ognuno fondamentale. Quando si alza il kite si deve sempre alzare in direzione dell'acqua in modo che un eventuale cambio di intensità del vento o una trazione incontrollata del kite, trascinino in direzione del mare e non verso ostacoli. Dove possibile è meglio farsi lanciare il kite da una persona che sta dentro l'acqua e con il pilota stesso già dentro. L'angolo in cui ci si deve posizionare per lanciare il kite deve essere di 80 gradi circa dalla direzione del vento in modo che una volta lasciato, questo voli verso i 90° (zona semineutra) e non verso la direzione del vento, dove un ulteriore intensificazione potrebbe far perdere il controllo. Prima di lanciare il kite bisogna controllare ulteriormente i cavi in tensione e avere il kite pieno di aria; si rileva osservando la stoffa che non svolazza, ma resta ben tesa. Una volta lasciato il kite va tenuto fermo a pochi metri da terra, per rilevare eventuali anomalie e poi va tirato lentamente su. Immaginando il volo del kite in un arco di orologio si deve guidare verso le ore 10:30 se il lancio è mura a sinistra o verso le ore 13:30 se il lancio è mura a dritta. Non bisogna assolutamente tenere il kite alle ore 12:00 perché contrariamente a quello che sembra non è una zona neutra. In caso di diminuzione del vento il kite potrebbe cadere e in caso di aumento di intensità potrebbe portare il pilota in alto trasportandolo in modo incontrollato.
L'adozione di sganci di sicurezza è importantissima. Ci si può trovare in difficoltà con la necessità di sganciare il kite dal trapezio. L'unico sgancio che si apre sempre è il cicken loop con lo sgancio a chiodo inventato dalla Wipika e attualmente imitato da molte ditte per la sua efficacia. I moschettoni da spinnacher talvolta usati non sempre si aprono, e soprattutto quelli con l'apertura a perno anche se inclinato si incastrano facilmente diventando inutilizzabili proprio nel momento del bisogno. Lo sgancio rapido ci consente di neutralizzare il kite che aprendosi svolazza come un lenzuolo perdendo quasi tutta la forza di trazione. Una volta sganciati non bisogna però perdere il kite completamente perché potrebbe agganciare qualcuno. La stessa barra può essere un proiettile, le linee possono tagliare se entrano in tensione. Si usa quindi il cavo di sicurezza che impedisce di perdere completamente l'attrezzatura. Il sistema è valido, se permette alla barra di scorrere almeno fino a 2/3 della lunghezza dei cavi per smorzare la trazione. E' necessario poi un ulteriore sgancio per l'ultimo cavo in caso di totale ingovernabilità. In casi estremi può anche essere necessario tagliare i cavi, ma non deve essere fatto con un coltello, che in situazioni fuori controllo potrebbe peggiorare la situazione; l'attrezzo giusto è il taglia scotte in dotazione ai trapezi da kitesurf. Questo ha un uncino di plastica che permette sia di agganciare meglio il cavo, sia di impedire che la lama tagli il pilota. Il trapezio senza cinghie sotto l'inguine è pericoloso per le costole.
Passando alla tavola, è pericolosissimo il leash usato per non perderla. Se si cade, il leash tira elasticamente la tavola verso il pilota che la può prendere in testa. La scelta di alcuni va verso un casco. La cosa migliore è comunque eliminare il leash. Il bodydrag per recuperare la tavola viene insegnato nei corsi base. La tavola è quasi sempre recuperabile ed è comunque meglio perdere la tavola che riceverla in testa. Per proteggere il proprio corpo vi sono anche degli appositi giacchetti imbottiti e considerato che il salvagente è obbligatorio, se ne può utilizzare uno con doppia funzione.
Al rientro, una volta a trenta metri dalla riva, bisogna portare il kite verso l'acqua dalla mura opposta e atterrarlo possibilmente con l'aiuto di qualcun altro dentro l'acqua stessa. E' possibile far partire il kite e atterrarlo da soli, ma non è sicuro e dato che comunque non si può praticare il kitesurf da soli e che se si ha un problema in acqua, bisogna avere qualcuno che possa avvertire i soccorsi, è meglio insegnare a lanciare e atterrare il kite a chi resta a terra. La scelta di kite che ripartono facilmente dall'acqua assicura la possibilità di rientrare. Non è necessario sacrificare le prestazioni, quest'anno esistono kite studiati apposta per avere uno sviluppo non troppo sottile e alte prestazioni in termini di velocità e lift.
Per iniziare a praticare il kitesurf è necessario avere un istruttore che conosca la progressione didattica e i sistemi di sicurezza. Le scuole qualificate in Italia, riconosciute sia internazionalmente che dal CONI portano i marchi di affiliazione alla International Kitesurf University, che è la scuola dove vengono formati gli istruttori per l'Italia con certificazione internazionale.La scuola è nata a Talamone, al centro dell'Italia, dove soffia sempre il vento e si impara velocemente in una palestra naturale con l'acqua bassa e i sistemi di ancoraggio, unici al mondo, che rendono assolutamente sicuro l'apprendimento.
Gli istruttori, una volta accertato il livello tecnico, vengono formati prevalentemente nella didattica dell'insegnamento con concetti pedagogici, e istruiti su come insegnare i sistemi di sicurezza e come trasmettere correttamente la progressione tecnica del kitesurf. I corsi toccano anche la geografia, la meteorologia, la legislazione e all'interno si tiene un corso di life support for kitesurf per il primo soccorso. La selezione viene fatta in modo oggettivo attraverso esami e osservazioni sulla sicurezza. Il metodo IKU (PDKS) è nato migliorando e superando i metodi KISS e IKO, aggiungendo standard di severità sulla sicurezza superiori e metodologia didattica sviluppata in collaborazione con l'Accademia Oceanica di Maui e l'Università dello Sport di Monaco. Il life support for kitesurf è stato sviluppato con medici dell'ospedale di Firenze.
L'invito è a non trascurare all'inizio l'apprendimento dei sistemi di guida e sicurezza. Il kitesurf è facile ma se non si è guidati si rischia la vita.
David Calzamatta
International Kitesurf University
Talamone Italia
Talamone
International Kitesurf University
Talamone (Grosseto) Toscana +39 328 1570157 / +39 392 1570157 i k u o f f i c e @ m a c . c o m